L’inferno si scatena sull’Ilva

Il più grande stabilimento siderurgico d’Europa chiude i battenti e manda in ferie forzate 5mila operai. L’acciaieria nata in uno dei periodi storici più floridi per l’economia del nostro Paese (anni ‘60), ha reso nota la volontà di chiudere gli stabilimenti, mandando in tilt i lavoratori che da questa mattina, dopo la proclamazione dello sciopero, hanno occupato gli uffici della direzione. “Non vogliamo chiudere”, cerca di rassicurare Adolfo Buffo, direttore dello stabilimento di Taranto. “Questi giorni di mancato lavoro vi saranno retribuiti. Vi assicuro che la proprietà non vuole chiudere definitivamente lo stabilimento, vogliamo andare avanti”. Rassicurazione non convincente per i lavoratori che intanto proseguono la loro protesta, incalzati dalla Fiom-Cgil. “L’azienda – spiega Donato Stefanelli, segretario della Fiom Cgil Taranto – da stasera ferma gli impianti di tutta l’area a caldo. Noi invitiamo i lavoratori che devono finire il turno, a rimanere al loro posto e a quelli che montano domani mattina, di presentarsi regolarmente”.

E intanto pioggia di arresti e di sequestri. Due avvisi di garanzia, sette arresti e un sequestro preventivo dei prodotti finiti e semilavorati destinati alla vendita e al trasferimento negli altri stabilimenti. Il pesante provvedimento sarebbe stata adottato perché l’impianto siderurgico avrebbe violato le prescrizioni del sequestro adottato dall’Autorità Giudiziaria, nel luglio scorso, sugli impianti dell’area a caldo. Sequestro che non prevede la facoltà d’uso a fini produttivi degli impianti del siderurgico. Le conseguenze della chiusura dello stabilimento avrà pesanti conseguenze. Ciò equivale al blocco dell’attività in fabbrica da 12mila posti di lavoro.

Non si è fatta attendere la risposta del Governo che ha annunciato per giovedì un incontro sul caso Ilva. “Non sarà un incontro interlocutorio – spiega il Ministro dell’ambiente Clini – contiamo di uscire con un provvedimento. Stiamo lavorando con Monti e i ministri ad una soluzione per l’applicazione dell’Aia, unica strada per il risanamento”.

“Le normative nazionali ed europee – prosegue Clini – stabiliscono che per l’esercizio di questo tipo di impianti è necessaria l’Aia che è l’unico documento legale che ne regola l’attività. Il problema, oggi, è creare le condizioni di agibilità per cui l’azienda possa rispettarla rigorosamente. Io e il Governo andiamo avanti per impedire che si crei la situazione per cui non si rispetti la legge e per coniugare lavoro e salute”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: