Bersani vs Renzi: lo scontro politico in salsa Usa sbarca in Italia

Lo stile imita il made in Usa. Il rito americano del confronto politico in tv sbarca anche nel Belpaese. A confrontarsi non c’erano però i vari Obama e Romney, ma Bersani e Renzi che, ieri si sono sfidati in un faccia a faccia su Rai 1, moderato da Monica Maggioni e che tenuto incollato alla tv, sei milioni di telespettatori. A dimostrazione del fatto che una buona parte degli italiani  non sono del tutto disaffezionati alla politica. Il sindaco di Firenze ha scelto uno stile più scanzonato. Via la giacca per assicurare un’immagine più fresca e che ricorda tanto Obama e Tony Blair. Il segretario del Pd, invece, opta per un completo grigio con tanto di cravatta rossa per non far dimenticare da dove viene. È una sfida sull’immagine, prima ancora che politica, quella tra i due sfidanti leader. La formula del dibattito è stata quella del botta e risposta, proprio come avviene oltreoceano. Il tempo a disposizione degli aspiranti leader per snocciolare proposte, disappunti e divergenze è stato di un’ora e 45 minuti. A farla da padrone i temi di più stringente attualità. Crisi, Mezzogiorno, lotta all’evasione, tagli ai vitalizi dei parlamentari, legge elettorale, pensioni. Sono state le domande più ricorrenti proposte dal pubblico via web.

A proposito di crisi

Il primo a parlare, è il sindaco di Firenze. “Si comincia con i 100 euro netti al mese per chi ne guadagna meno di 2mila per poi rafforzare il sistema dei Comuni che fanno da gabellieri per lo Stato”. “Rimettere in tasca i soldi al ceto medio”. Questa la ricetta del sindaco ragazzino. Ed è per questo che “lo Stato centrale deve tagliare dove non ha mai avuto il coraggio di tagliare, ad esempio le tasse sul gioco d’azzardo valgono 20 miliardi ma sono diminuite”.

Bersani cerca di catturare consensi ed attenzione, concentrandosi sulla possibilità di una patrimoniale, parlando di un “giro di solidarietà fiscale” per rimettere in moto i consumi. E a proposito di prezzi e tariffe: “hai voglia – dice – a parlare di lenzuolate; qui abbiamo perso il lenzuolo“. Infine misure per gli investimenti dei Comuni e sul lavoro con “un po’ di credito per le piccole imprese”. Servirà comunque tempo: “Facciamo qualcosa in più il prossimo anno e poi mettiamoci in cammino perché dopo gli ultimi 5 anni il cammino è lungo”.

Fisco

È il Fisco la prima ragione dello scontro dialettico tra Renzi e Bersani. L’odiata Equitalia, contro cui il sindaco di Firenze punta il dito (è stato un errore aver messo “le ganasce agli artigiani”). “Equitalia, chiarisco a Matteo, non l’abbiamo inventata noi” è la replica il segretario. “Non ho detto questo – ribatte ancora Renzi – ma che su quello non siamo stati all’altezza”.

E poi l’affondo diretto a Bersani: “Sei stato 2.547 giorni al governo e dico questo perché è necessario fare un passo avanti”. Renzi attacca anche sul fronte della lotta all’evasione fiscale che, a suo avviso, dovrebbe passare anche dal “prendere i soldi in Svizzera se ci sono”. Duro Bersani: “Se c’è gente che preferisce il passerotto al tacchino sul piatto – spiega – va bene, ma io voglio dire che sul condono non sono d’accordo”. 

La questione Sud

 “Non c’è un problema Sud, c’è un problema Italia – dice Renzi. O liberiamo il Sud da raccomandazioni e burocrazia oppure non andremo da nessuna parte. Non ho preso molti voti al sud ma sono contento di perdere le primarie se il sud non capisce che serve una scossa e un cambio di mentalità”. Bersani: “La destra ha fatto un disastro in questi anni sotto il profilo culturale, ha contrapposto il Sud al Nord ma se hai un problema a un braccio non lo puoi tagliare, devi farlo guarire. Dobbiamo tornare a parlare di Sud in chiave nazionale. La mafia è dappertutto. Al Sud occupa il territorio, al Nord  investe: è la più grande industria del Paese”.

Costi della politica

Il clima diventa rovente anche quando la conduttrice Monica Maggioni chiama Renzi e Bersani a esprimersi sui costi della politica. Bersani: bisogna studiare un tetto ai cumuli dei vitalizi e delle pensioni, la politica deve dare l’esempio, ma non è ammissibile che un grande manager prenda una buonuscita da venti milioni di euro. E “non siamo contrari al finanziamento pubblico”. Per Renzi bisogna abolirlo.

È il momento della quarta replica di Pier Luigi Bersani: “Sono d’accordo con Matteo sulla trasparenza ma la democrazia è stata inventata in Grecia e decisero che la politica va sostenuta pubblicamente, così non è una tirannide. Non mi rassegno all’idea che la politica la facciano solo i ricchi”. E Renzi: “Passar da Pericle a Fiorito ce ne passa…”

I primi provvedimenti

Il segretario del Pd riassume così il suo pensiero: “Un figlio di immigrati che studia qui è italiano, una norma secca sull’anticorruzione e l’antimafia e qualcosa sulla piccola impresa. Lascerei qualche sorpresa per il primo giorno: governare è anche sorprendere un pò”. Da Renzi focus concentrato sul lavoro: ridurre le norme a “59-60 articoli”, un intervento per la sburocratizzazione e, infine, “un piano di innovazione per il digitale”.

 Ore 22.59

Lo scontro è alle battute finali. Renzi: “Mi hanno dipinto come un mostro, come un infiltrato del centrodestra. Ma siamo stati votati anche nelle regioni rosse. Vogliamo che gli italiani guardino al futuro con speranza”. L’appello di Bersani: “Prometto di guardare l’Italia dal punto di vista di Lucrezia, 4 anni, che per Natale ha chiesto una bambola e lo stipendio della mamma. Ci vuole il cambiamento. Dovunque sono stato ho sempre cercato di cambiare qualcosa. Il nuovo è governare mettendosi all’altezza della vita comune dei cittadini”.

Ore 23.05

Il confronto è terminato. Rimane giusto il tempo di un abbraccio tra i due sfidanti. Adesso la parola agli elettori che domenica prossima sceglieranno la loro guida.

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