Il foodraising che fa bene alla cultura

tavola_periodica“Per finanziare la cultura a volte basta una zuppa di fagioli. Può sembrare incredibile, ma in un’epoca in cui l’arte non può più contare su un mecenate pubblico e in cui tutte le soluzioni sembrano arrivare da internet, noi invece abbiamo deciso di metterci a tavola”. Eléonore Grassi, 35 anni, è una delle animatrici di «Cosa Bolle in Pentola?», serie di pranzi collettivi per sostenere progetti creativi a Bologna. Funziona così. Gli ideatori dei 5 progetti selezionati tra quelli che rispondono al bando presentano le loro idee e i commensali, cucchiaio alla mano, votano la loro preferita: chi vince si aggiudica l’incasso della giornata, una somma di circa 500 euro. “Non si diventa ricchi, è vero, ma a volte è sufficiente per finanziare le proprie idee (o per avviarle nella loro fase di start up)”, spiega Eléonore.

Tanto è bastato al Marina Cremonini per stampare i suoi acquerelli e trasformarli in un volume («Taccuino di Viaggio Illustrato dell’Appennino Tosco Emiliano») o alle ragazze del festival di cinema lesbico “Some Prefer Cake” per allestire una mostra fotografica dedicata a Zanele Muholi. Ma tra i vincitori delle ultime edizioni ci sono anche un progetto di audio-descrizioni per rendere il cinema in prima visione accessibile ai ciechi e «Gramigna», la mappatura online delle aree verdi cittadine (orti urbani ma non solo).

PRANZI CONVIVIALI – Riunire alla stessa tavola artisti e produttori-mecenati è una ricetta che funziona. I dati sull’esperienza bolognese parlano chiaro: sei eventi organizzati negli ultimi due anni, una media di 50 commensali a pasto («ma in un’occasione eravamo oltre 100»), un menu vegetariano («per non scontentare nessuno») accessibile ad un prezzo politico: 15 euro gli adulti, 7 i bambini. Picnic nei parchi d’estate, tavole imbandite negli spazi dell’associazione culturale «la Pillola» d’inverno. Qualcuno lo chiama foodraising creativo, in altre parole, il fundraising grazie al ricavato di pranzi conviviali. Semplice come una pasta al pomodoro. O come un hot dog, visto che il format arriva da Chicago. Qui, i ragazzi dell’«Institute for Community Understanding Between Art and the Everyday» («Incubate»), ogni tre mesi, dal 2007, servono in tavola la «Sunday Soup»: in pratica, la zuppa della domenica. «Un modo per conoscersi, fare rete, passare una giornata diversa e trovare persone interessate ai propri progetti». L’idea si è diffusa e oggi le iniziative di microfinanziamento attraverso il cibo sono oltre 100 in tutto il mondo, dal Messico all’Ucraina, dall’Australia alla Spagna.

TAVOLE ITINERANTI – A Milano lo studio d’arte e design CTRLZAK organizza dal 2010 gli eventi culinari itineranti di «Tavola Periodica» (latavolaperiodica@gmail.com). Da Venezia a Torino, da Brescia a Siracusa la formula è la stessa: «Meet people, eat food, fund art». Tra i vincitori delle scorse edizioni ci sono un progetto di recupero di vecchie bici, una mostra fotografica per favorire la conoscenza tra i condomini e la valorizzazione artistica del tracciato della (futura) ciclovia Alpe Adria a Venezia (il 3 febbraio la «Tavola» approderà a Verona). Fa parte del «gioco» la valorizzazione di cibi e tradizioni locali. «Spesso ci rivolgiamo a cooperative specializzate nella preparazione di piatti tipici con prodotti a km 0», spiega Katia Meneghini, 30 anni, animatrice degli eventi. Sapienza e sapore, tutto nello stesso piatto.

RIVOLUZIONE SOTTO CASA – Nell’era in cui gli sponsor si trovano a colpi di click, attraverso Kickstarter o altre piattaforme di microfinanziamento online, qui la rivoluzione parte sotto casa. E non si tratta solo di soldi. A volte infatti conta più una dritta, un consiglio o un contatto utile. In altre parole «la creazione di nuovi network di lavoro», sintetizza Eléonore Grassi. «Durante uno dei nostri pranzi, Marina Cremonini era seduta per caso vicino a Ilenia, libraia del bookshop all’interno del Museo d’Arte Moderna di Bologna (Mambo), e a Noemi, fondatrice di «Bradipo», uno spazio per la cultura dell’infanzia. Dopo due chiacchiere, la prima l’ha invitata a presentare il suo libro al Mambo e l’altra a esporre le sue creazioni. Sono energie che contano molto più del denaro». Recentemente «Cosa Bolle in Pentola» è stato selezionato tra i finalisti del progetto «Che Fare», dedicato ai progetti culturali ad alto grado di innovazione. «Un segnale importante che ci dà fiducia, visto che al momento stiamo cercando nuove forme per continuare: il nostro è un lavoro volontario».

Fonte: Corriere

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