Startup revolutionary road, il progetto che incentiva 17mila giovani italiani

lavoro_giovaniAiutare 17mila giovani italiani nel 2013 a sviluppare le proprie idee e a farle diventare un lavoro. Questo è l’obiettivo del progetto ‘Startup revolutionary road’, presentato da Fondazione Cariplo, Microsoft e Fondazione Filarete. E’ uno dei progetti che ha ricevuto il sostegno del programma YouthSpark, l’iniziativa globale lanciata lo scorso settembre da Microsoft per creare opportunità per i giovani nel campo della formazione, dell’occupazione e della nuova imprenditorialità. Leggi il resto dell’articolo

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Per 6 giovani su 10 la laurea non basta più

giovaniPer trovare lavoro le referenze e l’esperienza ‘sul campo’ contano piu’ del titolo di studio. E se per un giovane su quattro le difficolta’ principali sono i turnover bloccati e le imprese che non assumono a causa spesso della crisi economica, la richiesta che fanno i ragazzi e’ chiara e semplice: ”Piu’ meritocrazia e piu’ integrazione nei progetti aziendali”. Leggi il resto dell’articolo

“Così siamo diventati poveri”. Le diverse facce della crisi in Italia

allarme-povertaI NUMERI non rendono l’idea. Siamo assuefatti, bombardati. Non li tratteniamo neppure il tempo necessario perché si traducano in un pensiero. Sono le storie che parlano. Quelle sì, quelle somigliano tutte a qualcosa che sappiamo. La commessa del super, il fornaio dove vai a comprare le rosette, il ragazzo che ha l’età di tuo figlio, il padre di mezza età, la madre.

Questa è l’Italia, questi siamo noi. Narcotizzati da una campagna elettorale che discute di pensioni e di tasse, di esodati e di aliquote: un mondo politico che parla, provando a farsi votare, a chi il lavoro ce l’ha o ce l’ha avuto. Ma quasi la metà del paese non ha lavoro, lavora al nero, ha redditi sotto i mille euro. La media delle famiglie  italiane guadagna meno di ventimila euro l’anno, dicono i dati ministeriali, con buona pace delle discussioni sulla patrimoniale per chi ha redditi sopra il milione o il milione e mezzo.
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L’inferno si scatena sull’Ilva

Il più grande stabilimento siderurgico d’Europa chiude i battenti e manda in ferie forzate 5mila operai. L’acciaieria nata in uno dei periodi storici più floridi per l’economia del nostro Paese (anni ‘60), ha reso nota la volontà di chiudere gli stabilimenti, mandando in tilt i lavoratori che da questa mattina, dopo la proclamazione dello sciopero, hanno occupato gli uffici della direzione. “Non vogliamo chiudere”, cerca di rassicurare Adolfo Buffo, direttore dello stabilimento di Taranto. “Questi giorni di mancato lavoro vi saranno retribuiti. Vi assicuro che la proprietà non vuole chiudere definitivamente lo stabilimento, vogliamo andare avanti”. Rassicurazione non convincente per i lavoratori che intanto proseguono la loro protesta, incalzati dalla Fiom-Cgil. “L’azienda – spiega Donato Stefanelli, segretario della Fiom Cgil Taranto – da stasera ferma gli impianti di tutta l’area a caldo. Noi invitiamo i lavoratori che devono finire il turno, a rimanere al loro posto e a quelli che montano domani mattina, di presentarsi regolarmente”.

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